La diversa ratio delle previsioni in materia di distanza fra edifici contenute nel regolamento edilizio e nel codice civile
Le norme in materia di distanza fra edifici contenute nel regolamento edilizio sono di natura...
Le norme in materia di distanza fra edifici contenute nel regolamento edilizio sono di natura...
Com’è noto, la norma generale di cui all’art. 873 del codice civile stabilisce una distanza minima di tre metri tra fabbricati contigui o confinanti (o maggiore se prevista da regolamento locale), allorché le costruzioni su fondi finitimi non siano unite o aderenti tra loro.
La norma citata delinea le distanze minime tra costruzioni focalizzandosi sui rapporti tra privati e sui fondi finitimi. Tale disciplina presuppone l’alterità soggettiva dei proprietari dei fonti finitimi e, pertanto, non è applicabile allorquando i fabbricati insistano su un fondo appartenente ad un unico proprietario.
La gran parte degli strumenti urbanistici a livello locale stabilisce una distanza minima di almeno cinque metri dai confini di proprietà, derogando così alle disposizioni del codice civile.
Le distanze legali previste dal regolamento edilizio, a fini pubblicistici, e dal codice civile, a fini privatistici, rispondono a differenti esigenze di tutela. La ratio sottesa alla vigente normativa codicistica su apertura e tutela delle vedute è mutuata dal codice civile del 1865, che aveva predeterminato un contemperamento legale tra interessi confliggenti dei proprietari di fondi contigui, nel quadro di un armonico assetto dei rapporti di vicinato. Il legislatore ha tenuto presente che il conflitto si pone essenzialmente tra l'interesse del proprietario del muro a ricevere luce, aria e amenità all'interno della sua costruzione, anche mediante la possibilità di...
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