Nel caso di demolizione di un edificio bifamiliare e ricostruzione di un edificio monofamiliare con aumento di volume, sono dovuti gli oneri di urbanizzazioni solo per il surplus volumetrico realizzato

In generale, il presupposto dell'onerosità della trasformazione edilizia è costituito dal maggior carico urbanistico determinato dall'intervento, per cui l'Ente locale deve richiedere il pagamento degli oneri se il peso insediativo aumenta, mentre non deve chiedere alcunché se non si verifica alcuna variazione.
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Il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione rilevante agli effetti delle norme sulle distanze

Secondo condivisibili principi giurisprudenziali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione, agli effetti delle norme sulle distanze, dalle fondamenta al livello del fondo superiore, qualunque sia l’altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento (Cass. Civ., II, 11 gennaio 1992, n. 243)
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Serve il permesso di costruire per la tettoia di 50 mq.

La configurabilità di una pertinenza urbanistico-edilizia richiede non solo la sussistenza di un rapporto funzionale costituto dal nesso strumentale dell’opera accessoria a quella principale, ma anche un elemento strutturale ovvero una “dimensione ridotta e modesta del manufatto rispetto alla cosa in cui esso inerisce”
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Non serve il permesso di costruire per una canna fumaria di soli 30 cm. di diametro

Per costante orientamento giurisprudenziale, “la canna fumaria deve ritenersi ordinariamente un volume tecnico e, come tale, un’opera priva di autonoma rilevanza urbanistico-funzionale, per la cui realizzazione non è necessario il permesso di costruire, senza essere conseguentemente soggetta alla sanzione della demolizione (ex multis, T.A.R. Campania, Napoli, sez. VII, 15 dicembre 2010, n. 27380), a meno che non si tratti di opere di palese evidenza rispetto alla costruzione ed alla sagoma dell’immobile, occorrendo solo in tal caso il permesso di costruire” (cfr., ex multis, T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, sez. I, 7 aprile 2016, n. 209).
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La demolizione in caso di abuso su suolo pubblico opera sia se l’area è demaniale sia se appartiene al patrimonio dell’ente pubblico

L’art. 35, d.P.R. n. 380 del 2001, è norma preposta a tutelare “i suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici” dalla costruzione di manufatti da parte di privati e prevede, quindi, quale unico rimedio sanzionatorio l’irrogazione della misura vincolata dell’ordine di demolizione, dovendosi interpretare la relativa disposizione con particolare rigore, in quanto l’abuso, se commesso ai danni di un’area pubblica, risulta essere ancora più grave che se realizzato su un terreno privato
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La decadenza dalla concessione demaniale marittima presuppone l'accertamento di fatti gravemente violativi degli obblighi imposti al momento del rilascio del titolo

Ai sensi dell’art. 47 cod. nav., recante “decadenza dalla concessione”, l'Amministrazione può dichiarare la decadenza del concessionario: a) per mancata esecuzione delle opere prescritte nell'atto di concessione, o per mancato inizio della gestione, nei termini assegnati; b) per non uso continuato durante il periodo fissato a questo effetto nell'atto di concessione, o per cattivo uso; c) per mutamento sostanziale non autorizzato dello scopo per il quale è stata fatta la concessione; d) per omesso pagamento del canone per il numero di rate fissato a questo effetto dall'atto di concessione; e) per abusiva sostituzione di altri nel godimento della concessione; f) per inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione, o imposti da norme di leggi o di regolamenti.
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La proroga automatica delle concessioni demaniali marittime deve ritenersi esclusa dalla normativa europea

L’istituto della proroga automatica delle concessioni demaniali marittime si infrange già, in punto di diritto, contro l’indirizzo giurisprudenziale disapplicativo della normativa richiamata da parte ricorrente, propugnato anche da questa Sezione nella sentenza 2 ottobre 2019, n. 1697 e ispirato all’arresto sancito in materia dalla Corte di Giustizia UE, sez. V, nella sentenza 14 luglio 2016, C-458/14 e C-67/15
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Sulla demanialità di un’area decide il giudice ordinario e non quello amministrativo

È pacifico in giurisprudenza che, laddove il privato contesti un’ordinanza di sgombero eccependone l’illegittimità per l’assenza delle caratteristiche di demanialità del bene, la giurisdizione è riservata al giudice ordinario (Cass. civ., sez. un., 7 maggio 2014, n. 9827; Cass. civ., sez. un., 15 marzo 2012, n. 4127; Cass. civ., sez. un., 29 marzo 2011, n. 7097; Cons. Stato, sez. V, 20 luglio 2016, n. 3288; Cons. Stato, sez. VI, 14 novembre 2012, n. 5741).
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La destinazione di un’area a verde agricolo può essere giustificata dalla necessità di impedire ulteriori edificazioni

La più recente evoluzione giurisprudenziale che ha evidenziato come all’interno della pianificazione urbanistica devono trovare spazio anche esigenze di tutela ambientale ed ecologica, tra le quali spicca proprio la necessità di evitare l’ulteriore edificazione e di mantenere un equilibrato rapporto tra aree edificate e spazi liberi (così, Consiglio di Stato, IV, 21 dicembre 2012, n. 6656).
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La destinazione a verde pubblico o a parco pubblico di un’area privata non determina un vincolo di carattere sostanzialmente espropriativo

Come già chiarito dalla giurisprudenza (cfr. TAR Lazio, Roma, sez. II quater, sent. n. 14054/2019), la destinazione a «verde pubblico» o a «parco pubblico» di un’area privata non determina quella completa e irrimediabile perdita di una qualunque utilitas, nella quale, solo, può individuarsi l’imposizione di un vincolo di carattere sostanzialmente espropriativo.
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Il vincolo imposto sulle aree site nella fascia di rispetto stradale o autostradale è di inedificabilità assoluta

Per la consolidata giurisprudenza, il vincolo imposto sulle aree site nella fascia di rispetto stradale o autostradale è di inedificabilità assoluta traducendosi in un divieto assoluto di costruire che rende inedificabili le aree site nella fascia di rispetto, indipendentemente dalle caratteristiche dell’opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale.
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Legittimo il divieto di realizzare un digestore nella fascia di rispetto ferroviaria

L’art. 49, d.p.r. n. 753 del 1980, dispone che “lungo i tracciati delle linee ferroviarie è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie ad una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, minore di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia. La norma di cui al comma precedente si applica solo alle ferrovie con esclusione degli altri servizi di pubblico trasporto assimilabili ai sensi del terzo comma dell'art. 1”.
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