L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e della relativa area di sedime è conseguenza automatica della mancata ottemperanza all'ordine di demolizione

L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e della relativa area di sedime costituisce effetto automatico della mancata ottemperanza all'ordine di demolizione, che si verifica, pertanto, ope legis, a seguito dell'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione dopo il decorso del termine di novanta giorni dalla sua notifica
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L’adozione dell’ordinanza di demolizione non richiede l’invio di comunicazione di avvio del procedimento

Vertendosi in materia di abusivismo edilizio, il potere di vigilanza dell’Amministrazione costituisce espressione di attività doverosa, i cui relativi provvedimenti, quale l’ordinanza di demolizione, costituiscono atti vincolati per la cui adozione non è necessario l’invio di comunicazione di avvio del procedimento, non essendovi spazio per momenti partecipativi del destinatario dell’atto.
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Il sequestro non impedisce la demolizione dell’immobile abusivo

La pendenza della misura penale non inibisce di per sé la possibilità di procedere all’abbattimento delle opere sequestrate, essendo sempre fatta salva la possibilità di chiedere all’Autorità penale il dissequestro delle opere abusive al fine di procedere alla relativa demolizione.
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Il divieto di incremento di volumi esistenti, imposto ai fini di tutela del paesaggio, preclude qualsiasi nuova edificazione comportante creazione di volume, senza che sia possibile distinguere tra volume tecnico e di altro tipo, costituendo opera valutabile anche la realizzazione di un garage interrato con accesso all'esterno tramite rampa in zona sottoposta a vincolo paesaggistico

L’art. 167 comma 4 del D. Lgs. 42/2004 prevede il possibile accertamento postumo della compatibilità paesaggistica solo nei seguenti tassativi casi: a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dell'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati; b) per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica; c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria.
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La ricostruzione di tre ruderi con accorpamento in un unico fabbricato non è un intervento di recupero ma una nuova costruzione

Ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. d), DPR n. 380/2001, come modificato dall’art. 30, comma 1, lett. a), D.L. n. 69/2013 conv. nella L. n. 98/2013, gli interventi di demolizione e ricostruzione di “edifici o parti di essi eventualmente crollati o demoliti” possono essere autorizzati “purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza” e nelle zone vincolate paesaggisticamente devono rispettare, oltre alla volumetria, anche la medesima sagoma dell’edificio preesistente (sul punto cfr. TAR Basilicata Sentenze n. 701 del 30.9.2014 e n. 642 dell’11.9.2014).
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Nel caso di sanzioni conseguenti ad abusi edilizi realizzati su suolo demaniale, è legittimo il provvedimento sanzionatorio di demolizione che contenga in sé anche la diffida

Nel caso di sanzioni conseguenti ad abusi edilizi realizzati su suolo demaniale, è legittimo il provvedimento sanzionatorio di demolizione che contenga in sé anche la diffida, posto che il primo comma dell’art. 35 d.p.r. n. 380/2001 non indica un lasso temporale minimo tra il primo e la seconda, cosicché “ne consegue che alla diffida può seguire immediatamente l’ordinanza di demolizione senza che il destinatario possa trarre alcun beneficio dalla sua preventiva notificazione né alcuna concreta lesione dalla sua mancanza” (Cons. Stato, Sez. II. 5.07.2019, n. 4662; Cons. Stato, Sez. VI, 31.05.2017, n. 2618).
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Quando una strada vicinale può dirsi pubblica?

Per giurisprudenza consolidata, una strada vicinale pubblica può essere qualificata come tale solo quando sussistano determinati elementi di fatto, consistenti nell'esistenza di un effettivo passaggio esercitato iure servitutis publicae da una collettività di persone qualificate dall'appartenenza ad un gruppo territoriale, dalla concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale (anche per il collegamento con la pubblica via), nonché dalla esistenza di un titolo valido a fondamento del diritto di uso pubblico, che può identificarsi nella protrazione dell'uso stesso da tempo immemorabile
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Per la concessione di suolo pubblico non opera la procedura del silenzio-assenso

Secondo principi sanciti da condivisa giurisprudenza, “la normativa in materia di commercio su aree pubbliche disciplinato dall'articolo 28 del decreto legislativo 114/1998 prevede che la determinazione delle aree e del numero dei posteggi da riservare allo svolgimento dell'attività sono soggetti a programmazione comunale, il che esclude, ai sensi dell'articolo 19 della legge 241 / 1990, richiamato dal successivo articolo 20, che possa formarsi il silenzio-assenso” (T.A.R. Bologna, sez. II, sent. n. 3371 del 12.08.2008).
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È da escludersi la sussistenza di una concessione di bene demaniale in assenza di formale provvedimento concessorio

Secondo il pacifico orientamento della giurisprudenza amministrativa, “la tesi di una perdurante vigenza della concessione, per effetto del suo rinnovo tacito, non può applicarsi ai contratti pubblici in quanto la volontà di obbligarsi della p.a. deve sempre essere manifestata nelle forme richieste dalla legge, tra le quali l’atto scritto “ad substantiam”, risultando quindi irrilevante “un mero comportamento concludente anche se protrattosi per anni”” (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II, 8 giugno 2017, n. 6764).
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Le scelte di pianificazione urbanistica sono caratterizzate da un’ampia discrezionalità

Le scelte di pianificazione urbanistica sono caratterizzate da un’ampia discrezionalità e costituiscono apprezzamento di merito sottratti al sindacato di legittimità, salvo che non siano inficiate da errori di fatto o da abnormi illogicità e, in occasione della formazione di uno strumento urbanistico generale, le decisioni dell'amministrazione riguardo alla destinazione di singole aree non necessitano di apposita motivazione, oltre quella che si può evincere dai criteri generali, di ordine tecnico discrezionale, seguiti nell'impostazione del piano stesso
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Il vincolo imposto sulle aree site nella fascia di rispetto stradale o autostradale è di inedificabilità assoluta

Secondo la giurisprudenza amministrativa, il vincolo imposto sulle aree site nella fascia di rispetto stradale o autostradale è di inedificabilità assoluta, traducendosi in un divieto assoluto di costruire che rende inedificabili le aree site nella fascia di rispetto, indipendentemente dalle caratteristiche dell’opera realizzata e dalla necessità di accertamento in concreto dei connessi rischi per la circolazione stradale. Il vincolo derivante dalla fascia di rispetto si traduce in un divieto di edificazione che rende le aree medesime legalmente inedificabili, trattandosi di vincolo di inedificabilità che è sancito nell'interesse pubblico da apposite leggi - art. 41septies L. n. 1150 del 1942 aggiunto dall'art. 19 della L. n. 765 del 1967; art. 9 L. n. 729 del 1961 - e dai relativi regolamenti di attuazione - D.M. 1 aprile 1968 (Cons. Stato, Sez. IV, 13 giugno 2017, n. 2878).
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Il rigetto delle osservazioni deve essere assistito da una motivazione che sia congrua rispetto agli elementi di fatto e di diritto posti alla base delle osservazioni stesse e che abbia tenuto presente il loro apporto critico e collaborativo in comparazione con gli interessi pubblici coinvolti in vista dell’adozione di soluzioni urbanistiche, oltre che legittime, anche opportune e razionali

Secondo un condivisibile orientamento giurisprudenziale, le osservazioni presentate dai privati nei confronti di un piano regolatore in itinere sono finalizzate a consentire che il punto di vista del soggetto potenzialmente leso assuma rilevanza e venga adeguatamente considerato, in modo che l’Amministrazione si determini correttamente e compiutamente in omaggio ai principi di imparzialità e di buon andamento (art. 97 Cost.) che devono presiedere all’esercizio dell’azione amministrativa.
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Quesiti e pareri
Area Patrimonio
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28 Ottobre 2019
OGGETTO: Trasferimento di beni immobili tra enti pubblici
Vi chiedo se è legittimo che un ente, che viene trasformato ex lege in un nuovo ente, modificando i propri CF e P.IVA... Continua
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18 Ottobre 2019
OGGETTO: Traferimento reliquato stradale
Chiedo se il reliquato stradale segue le vicende della strada nel trasferimento ovvero se una strada provinciale è stata... Continua
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31 Gennaio 2019
OGGETTO: Accordo quadro
In quali ambiti è più comunemente utilizzato l'accordo quadro? Continua
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31 Gennaio 2019
OGGETTO: Istanza autorizzativa per realizzazione impianto di nuovo gestore su impianto
Un gestore di telefonia mobile ha presentato istanza di autorizzazione semplificata / SCIA ai sensi dell'art. 87bis del d.lgs... Continua
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31 Gennaio 2019
OGGETTO: Marciapiedi sulla via pubblica
Si può affermare che di regola i marciapiedi lungo la via pubblica sono gestiti dal gestore di tale via (di solito ANAS e/o FVG... Continua